giovedì 2 giugno 2011

Tree of life


Alla fine doveva succedere. Anche al grande Malick, autore di grandissimo capolavori, probabilmente stavolta è andata male. O in ogni caso si è rimasti al di sotto delle aspettative. Tree of life è senza dubbio un film che divide, che separa nettamente gli spettatori che nel film vedono un'opera d'arte o una bufala. Probabilmente Tree of life è entrambe le cose.
Visivamente è un'esperienza unica, che da sola vale il prezzo del biglietto. L’occhio del regista segue le origini del mondo in modo asettico, ma che contemporaneamente è pronto a far volare il suo punto di vista con un trasporto tenero e leggero, quasi come se il punto di osservazione - suo e dello spettatore - fosse l'aria stessa che respiriamo e che ci dà vita.
Si assiste alla creazione dell’intero cosmo: il Big Bang che segue la linea verde della forza dell’amore fino all’Albero della Vita. Chi mastica un pò di cinema avrà da ridire sul fatto che Malick non è Kubrick, a cui basta un gesto tra scimmie per decifrare l’intera evoluzione della storia. In verità, sebbene le immagini sulla trasformazione del mondo si avvicinano molto a documentari della National Geographic, le scene che si susseguono inchiodano lo spettatore alla poltrona.
Il tutto sullo sfondo dello scontro quotidiano tra Natura e Grazia, estremi che volteggiano sul tutto, che trovano la vita nascosta nell’incontro tra due cellule e nelle fiamme dell’apocalisse solare, e che conducono all’esistenza stessa.
Natura e Grazia. La prima incontrollabile, cinica, allo stesso tempo coinvolgente e priva di calore. La Grazia invece che tutto può abbracciare, l’unico elemento che ci permette di non venir investiti dalla vita, che consente di viverla trovando il nostro posto nell’ordine delle cose. L'essere umamo che è in continuo contrasto tra questi due essenziali elementi, come il protagonista della pellicola, continuamente oscillante tra il padre (la Natura) magistralmente interpretato da Brad Pitt e la madre (la Grazia). “Madre, padre, siete entrambi in conflitto dentro di me“ è infatti il tema che dentro di sè si ripete il protagonista.
Nel descivere il film finora ho citato solo i punti di merito. E' forse qua che il regista americano "pecca": la confezione di Tree of Life è perfetta, la fotografia eccellente e la colonna sonora maestosa e coinvolgente. E' però vero che la sceneggiatura è piuttosto complessa, impersonale - come se non volendo tendesse più verso la Natura rispetto alla Grazia - e si ha la sensazione che il regista abbia voluto ficcare a forza tutta l'evoluzione della vita terrestre in oltre 2 ore di film, senza dare alla fine una morale definitiva ma senza neanche dare troppi spunti di riflessione. Ed è per questo che in vari momenti si ha la percezione di vedere un documentario piuttosto che un'opera filmica.


                                                                                                                        Daniele Mainardi



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