venerdì 3 giugno 2011

THE TREE OF LIFE

Difficile recensire "The Tree of Life", quinta opera in quarant'anni del regista di culto Terrence Malick. Storia di formazione di una famiglia americana, estensione e scafandro di un universo maggiormente complesso, Malick suggerisce il dualismo della vita in ogni cosa: la Grazia che vive solo di Amore (la madre) e la Natura crudele e indifferente (il padre intrpretato da Pitt) che sovrastano l'esistenza in un turbinio costante e  apparentemente caotico. Si rimane, come sempre, ammaliati dalla sensibilità visiva del regista e dai suoi quesiti mai banali. Recitato splendidamente e con accortezza  non si può non citare la splendida interpretazione di Brad Pitt in un ruolo degno di un Marlon Brando; il film ha senza dubbio i suoi principali pregi in un cast ispirato, in una fotografia meravigliosa e in alcune sequenze intense (vale per tutte l'indugiare inquietante del bambino attorno al crick che tiene sospesa la macchina con il padre sotto di essa). Dopo un incipit coinvolgente, purtroppo il film si perde presto per una strada lunga oltre le due ore. Ambizioso come pochi altri film, "l'albero della vita" si arrampica e resta imbrigliato dai suoi troppi rami. Il film osa ma diviene presto, a differenza delle opere precedenti del regista, estremamente freddo e lo stile Malick si trasforma in un estenuante maratona accademica d'immagini bellissime ma prive di emozioni. Non giova alla pellicola una storia banale, frammentata da riflessioni cosmiche che non scavano mai oltre la superficie sconfinando nei sermoni. Le domande chi siamo?, chi è Dio? sono cattivo? restano tali senza un approfondimento emozionale. Non basta la grande maestria del saper riprendere la vita: ne è dimostrazione la bellissima sequenza della nascita del cosmo, visivamente d'impatto ma identica a milioni di sequenze viste su National Geographic (francamente imbarazzanti i dinosauri in CGI). E il film si avvita su se stesso, confondendo lo spettatore fino a condurlo ad un terribile finale new age su di una spiaggia di fantasmi da videoclip. Certo, a freddo il film lascia quesiti rari nel cinema moderno, ma la sensazione è che il regista Malick sia rimasto intrappolato in una elucubrazione mentale priva di organizzazione razionale. Difficile competere con 2001: Odissea dello spazio, unico film filosofico che abbia dato corpo ai misteri del cosmo. Ma Kubrick era genio e regolatezza, Malick un uomo forse troppo sensibile. In conclusione: tante riflessioni che sfiorano il documentario, ma non ne fanno certo un film.
                   
                                                                                                                                 Alberto Luschi



giovedì 2 giugno 2011

Tree of life


Alla fine doveva succedere. Anche al grande Malick, autore di grandissimo capolavori, probabilmente stavolta è andata male. O in ogni caso si è rimasti al di sotto delle aspettative. Tree of life è senza dubbio un film che divide, che separa nettamente gli spettatori che nel film vedono un'opera d'arte o una bufala. Probabilmente Tree of life è entrambe le cose.
Visivamente è un'esperienza unica, che da sola vale il prezzo del biglietto. L’occhio del regista segue le origini del mondo in modo asettico, ma che contemporaneamente è pronto a far volare il suo punto di vista con un trasporto tenero e leggero, quasi come se il punto di osservazione - suo e dello spettatore - fosse l'aria stessa che respiriamo e che ci dà vita.
Si assiste alla creazione dell’intero cosmo: il Big Bang che segue la linea verde della forza dell’amore fino all’Albero della Vita. Chi mastica un pò di cinema avrà da ridire sul fatto che Malick non è Kubrick, a cui basta un gesto tra scimmie per decifrare l’intera evoluzione della storia. In verità, sebbene le immagini sulla trasformazione del mondo si avvicinano molto a documentari della National Geographic, le scene che si susseguono inchiodano lo spettatore alla poltrona.
Il tutto sullo sfondo dello scontro quotidiano tra Natura e Grazia, estremi che volteggiano sul tutto, che trovano la vita nascosta nell’incontro tra due cellule e nelle fiamme dell’apocalisse solare, e che conducono all’esistenza stessa.
Natura e Grazia. La prima incontrollabile, cinica, allo stesso tempo coinvolgente e priva di calore. La Grazia invece che tutto può abbracciare, l’unico elemento che ci permette di non venir investiti dalla vita, che consente di viverla trovando il nostro posto nell’ordine delle cose. L'essere umamo che è in continuo contrasto tra questi due essenziali elementi, come il protagonista della pellicola, continuamente oscillante tra il padre (la Natura) magistralmente interpretato da Brad Pitt e la madre (la Grazia). “Madre, padre, siete entrambi in conflitto dentro di me“ è infatti il tema che dentro di sè si ripete il protagonista.
Nel descivere il film finora ho citato solo i punti di merito. E' forse qua che il regista americano "pecca": la confezione di Tree of Life è perfetta, la fotografia eccellente e la colonna sonora maestosa e coinvolgente. E' però vero che la sceneggiatura è piuttosto complessa, impersonale - come se non volendo tendesse più verso la Natura rispetto alla Grazia - e si ha la sensazione che il regista abbia voluto ficcare a forza tutta l'evoluzione della vita terrestre in oltre 2 ore di film, senza dare alla fine una morale definitiva ma senza neanche dare troppi spunti di riflessione. Ed è per questo che in vari momenti si ha la percezione di vedere un documentario piuttosto che un'opera filmica.


                                                                                                                        Daniele Mainardi