sabato 29 maggio 2010

The Road

di Alberto Luschi


SCHEDA DEL FILM
Regia di John Hillcoat
Sceneggiatura di Joe Penhall
Da un romanzo di Cormac McCarthy


Cast
Viggo Mortensen ... Uomo
Kodi Smit-McPhee ... Ragazzo
Robert Duvall ... Uomo anziano
Guy Pearce ... VeteranMolly Parker ... Motherly Woman

Prodotto da Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz e Nick Wechsler
Produttori esecutivi Marc Butan, Mark Cuban, Rudd Simmons e Todd Wagner
Musiche originali di Nick Cave e Warren Ellis

Fotografia di Javier Aguirresarobe
Montaggio di Jon Gregory
Casting di Francine Maisler
Scenografie di Chris Kennedy
Architetto-scenografo Gershon Ginsburg
Arredatore Robert Greenfield
Costumi di Margot Wilson


RECENSIONE
Finii di leggere "The Road" di Cormac McCarthy in una notte di inverno alla fioca luce di una lampada stanca e sapevo di aver "vissuto" una rara esperienza letteraria, una creatura difficile da comprendere se non attraverso l' Io più profondo. "The Road" era, è, sarà sempre uno di quei rari libri che cambiano la vita di chi ama leggere, di chi ama scoprire la natura umana attraverso anche la scrittura. Un libro di rara poesia, dannatamente cupo e violento eppure così pregno di speranza e amore. Un'apocalisse indefinita, un umanita lacerata fino al cannibalismo come forma di sopravvivenza, un uomo e un figlio senza nomi in cammino verso una realtà sempre più grigia: solo l'amore di un padre verso un figlio può salvare un umanità forse mai esistita. McCarthy ci poneva, con la sua sintetica e poetica scrittura, di fronte al nostro orrore più profondo a contrasto con una delle domande più importanti della nostra vita: cosa faremmo pur di salvare nostro figlio in un mondo di follia. Difficile, credetemi, trasportare sul grande schermo un capolavoro così complesso: il regista australiano John Hillcoat vi è riuscito con grande sensibilità. Un grigio cenere costante, un'America non identificabile mutata in terra bruciata, desolazione apocalittica come non se ne era mai vista al cinema. Non un film visionario, ma visionariamente realistico: deprimente come solo un civiltà morente sa esserlo. Sulla strada un padre e un figlio, un carrello di sopravvivenza e una pistola con due colpi in canna e una domanda per tutti noi: vivere col fuoco dentro o sopravvivere come corpi macilenti?. "Noi portiamo il fuoco" ripete sempre l'uomo al figlio, la speranza negli occhi di un'innocente che non ha mai conosciuto il mondo di prima, un bambino che sogna un mare blu e trova solo grigiore. Il film, bellissimo, frammentario in lampi di tenerezza e violenza come il libro era trae la sua forza dal rispetto assoluto del testo originale accumunato dalla grandissima interpretazione dei due protagonisti: quel piccolo Kodi Smit - McPhee, finalmente un figlio del domani realistico e non forzatamente piagnucoloso, ed un meraviglioso Viggo Mortensen in una delle sue interpretazioni più sentite e sofferte (osservate i suoi occhi quando trova l'ultima Coca - Cola, o la scena sul ponte).

Il tutto abbracciato da ottimi attori di contorno, splendide musiche di Nick Cave e da una fotografia da Oscar di Javier Aguirresarobe. Va detto, al tempo stesso, che potrebbe risultare un film per certi versi lungo e scarno di dialoghi, ma la sua forza è proprio questa: il mondo muore con lentezza, e l'unica cosa che possiamo dirci l'un l'atro è "noi siamo i buoni". Mai arrendersi, come difatti fa la moglie dell'uomo perdendosi nel buio orribile della notte (le scene con la moglie interpretata da Charlize Theron sono un aggiunta al libro di grande pregio). Raro trovare un film così sincero, così privo di effetti speciali, così capace di parlare di noi e di un futuro non tanto lontano. Un film splendido, come lo sono tutti quei film che mettono al centro dei loro cuori l'uomo e le sue incognite. Se cercate un film che vi faccia riflettere una volta accese le luci della sala, questo film fa per voi. Da un libro infilmabile di meglio non potevamo sperare: onore a chi crede ancora al cinema come scoperta dell'uomo. Due anni in attesa di un distributore poichè considerato troppo deprimente: finalmente sei arrivato da noi, gioiello "The Road".

Alberto Luschi
TRAILER

                                                                   
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Scheda su MYmovies.it

giovedì 6 maggio 2010

Sherlock Holmes

di Daniele Mainardi




SCHEDA DEL FILM
Regia di Guy Ritchie
Sceneggiatura di Michael Robert Johnson, Anthony Peckham e Simon Kinberg
da un personaggio di Arthur Conan Doyle

Cast
Robert Downey Jr. ...
Sherlock Holmes
Jude Law ...
Dr. John Watson
Rachel McAdams ...
Irene Adler
Mark Strong ...
Lord Blackwood
Eddie Marsan ...
Inspector Lestrade
Robert Maillet ...
Dredger


Prodotto da Susan Downey, Dan Lin, Joel Silver e Lionel Wigram
Produttori esecutivi Bruce Berman, Michael Tadross

Musiche originali di Hans Zimmer
Fotografia di Philippe Rousselot
Montaggio di James Herbert
Casting di Reg Poerscout-Edgerton
Scenografie di Sarah Greenwood

Arredatore Katie Spencer
Costumi di Jenny Beavan

RECENSIONE
Proporre una nuova versione cinematografica del personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle non deve essere stato tanto facile. Ancor meno lo deve essere stato per il regista Guy Ritchie, che dà una nuova veste all'investigatore di Baker Street.
Pugni, esplosioni, combattimenti a mani nude. Tutto ciò sembra non avere niente a che fare con il personaggio di Sherlock Holmes. Invece il regista è in grado di far collimare cose tanto opposte con grande maestria, poichè il film sottolinea perennemente l'importanza della logica in tutto ciò che fa il protagonosta. Strabiliante in questo senso la scena in cui Holmes è coinvolto in un incontro di lotta, e in realtà ha già calcolato ogni singola mossa nella sua testa, riuscendo a trionfare non tanto grazie alle sue abilità fisiche, quanto alla sua astuzia e intuizione.

Devo dire che prima di vederlo ero un pò scettico, affezionato com'ero all'immagine del personaggio. L'idea di rendere il protagonista un po' pazzo, capriccioso e astuto - in grado di calcolare mentalmente i colpi da infliggere ai propri avversari - a mio avviso è stata un'idea geniale. Quindi nonostante i dubbi, mi sono dovuto ricredere verificando come il film è in realtà un omaggio ai libri di Doyle: la mente di Holmes è la sua più grande alleata e allo stesso tempo il suo più grande nemico. Quando non ha casi passa settimane chiuso nella sua stanza a deprimersi, lasciandosi andare all'alcool o facendo bizzarri esperimenti al cane, suo e di Watson. D'altra parte il suo istinto di sopravvivenza e il suo intuito fanno di lui un uomo fuori dal comune. Il film inoltre cattura lo spettatore in molti modi ma soprattutto tramite la trama e i protagonisti.

Nel film si fondono più generi, dal thriller alla commedia, dal poliziesco all'azione.
Allo stesso tempo anche il personaggio di Sherlock sembra in realtà una combinazione di molti protagonisti cinematografici e non solo: ha la passione per il mistero come Dylan Dog, la forza e agilità di Batman, la perspicacia di 007. Insomma, poco a che vedere con l'immagine a cui ci eravamo abituati, col detective con il cappello da cacciatore e l'immancabile pipa in bocca, e chiaramente sempre a dire la famosissima frase "eccellente Watson".
Qua il personaggio è maggiormente adattato ai gusti del pubblico del ventunesimo secolo, ma nonostante ciò non perde il suo antico fascino.
Tutto ciò grazie anche alla magistrale interpretazione di Robert Downey Jr, qua come mai a suo agio con la parte. Ormai è evidente che l'attore è in grado di interpretare qualsiasi ruolo strizzando continuamente l'occhio agli spettatori con il suo irrefrenabile charme. Qua sembra divertisti, e non poco, a vestire i panni di uno Sherlock scapestrato.
Accanto a lui il fido medico Watson - interpretato da Jude Law - che fa da alter ego al protagonista, quasi fosse una sorta di coscienza che permette di filtrare la follia di Holmes e renderla adattabile al mondo in cui vivono. Per tutto il film emerge come il protagonista non sia tanto (o solo) l'investigatore, quanto la coppia di amici che si trova in sintonia anche nei silenzi, un team - o piuttosto una famiglia - in cui i due sono complementari; guarda caso questa "coppia di fatto" va in crisi quando Watson decide di sposarsi.

Una menzione particolare va infine al versatile Mark Strong, qua nella parte del cupo Lord Blackwood, e alla fotografia, che ci cattura con un'immagine a tratti fumettosa ma convincente di Londra. A tal proposito avvincente la scena finale sul Tower Bridge ancora in costruzione.

In conclusione veramente una bella opera, che si fa apprezzare non solo perchè diverte nelle due ore che dura il film.

Daniele Mainardi



TRAILER



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Recensione su Imdb.com
Scheda su MYmovies.it
Sito ufficiale sherlock-holmes-movie.warnerbros.com