mercoledì 3 marzo 2010

Watchmen

Who watches the Watchmen?

Chi controlla i controllori?
Nella graphic novel - capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons - questo interrogativo compare sui palazzi di New York, indicando l'insofferenza della popolazione nei confronti dei vigilantes mascherati - appunto i Watchmen - che garantivano l'ordine pubblico in una società americana astratta, la quale, siamo nel 1985, è sull'orlo di una catastrofe nucleare dovuta alla guerra fredda con l'Unione Sovietica; Nixon è ancora al potere conquistando il terzo mandato, e la guerra del Vietnam è stata vinta grazie al Dr. Manhattan (l'unico vero supereroe del fumetto).
Tranquilli, non voglio svelare niente più di quello che già si osserva dai titoli di testa.
Già, partiamo dall'inizio: viene mostrata l'epoca dei "Minutemen", antenati dei moderni eroi, che è davvero molto bella e si accorda divinamente con "The times, they are a-changing" di Bob Dylan. Il regista Snyder - lo stesso di un altro capolavoro come "300" - riesce contemporaneamente a dare un forte senso di spleen del passato e a raccontarci tantissime informazioni importanti (forse troppe per chi non ha ancora letto il fumetto).
In pochi iniziali minuti di cinema c'è più ricchezza di idee e più capacità comunicativa di interi film. Basterebbe questo per consigliare comunque la visione della pellicola.

Quindi si mostra il contesto degli anni '80, in cui USA e URSS sono ai ferri corti e c'è la concreta minaccia di una guerra nucleare.
La vera storia ha inizio quando uno di questi eroi (il comico, interpretato egregiamente da J. D. Morgan), messi forzatamente in pensione, viene ritrovato morto.
Rorscharch, un ex collega incappucciato, comincia a indagare e questa ricerca porterà nuovamente alcuni di loro a ritrovarsi per scoprire cosa si nasconde dietro quella morte.

...lo so sto dicendo anche troppo ma è difficile resistere alla tentazione di parlare di ogni fotogramma del film.

Del fumetto capolavoro, il film riprende le immagini, i dialoghi e i testi, che in alcuni casi sono gli stessi che si leggono nel fumetto (e questo forse potrebbe essere una piccola pecca del film, che talvolta dà la sensazione di non aggiungere niente di nuovo).

Watchmen può essere descritto come un non-fumetto. Non parla di supereroi - infatti tranne il già citato Dr. Manhattan, gli altri sono persone "normali" - ma di esseri umani fragili, brutti, talvolta cattivi, che hanno fatto della protezione dei propri simili il loro mestiere e la loro ragione di vita.
I protagonisti sono degli anti-eroi, che navigano nell'ambiguità più totale, in un'atmosfera in cui bene e male si confondono, e dove i personaggi sono costretti a fare i conti con il proprio passato, rimpiangendo il passato che non c'è più ma soprattutto quello che (forse) si sarebbe voluto avere. Il tutto evocando nello spettatore un forte senso di inquietitudine che certamente cozza rispetto all'immaginario collettivo del "supereroe", ma che ce li fa apprezzare perchè si confrontano con le difficoltà di tutti noi, come sentirsi incapace di esprimere ciò che si prova alla donna amata o cercare invano una giustizia che non c'è.
Quello di Snyder è un film messo in mostra più che compiuto, una vera e propria opera d'arte che fa dell'uso del rallenty, dei flashback e delle scene spettacolari le sue punte di diamante, riprendendo appieno atmosfere e dialoghi della graphic di Moore.
Fantastica - per citarne solo una - anche la scena della guerra in Vietnam con la musica dela Cavalcata delle Valchirie, che omaggia lo splendido Apocalypse Now di Coppola, che vale da sola il prezzo del biglietto.

Senz'altro uno dei migliori cinefumetti mai realizzati finora, allo stesso tempo profondo ma che con naturalezza descrive una visione apocalittica - non tanto lontana dalla realtà attuale - in cui il mondo sfocia quotidianamente nella violenza, facendo cadere sul nostro sorriso un'indelebile goccia di sangue.

Daniele Mainardi

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