sabato 6 marzo 2010

A SINGLE MAN

A SINGLE MAN

regia:  TOM FORD

anno:  2009

TRAMA: NON VA MAI SVELATA

RECENSIONE:

Alcune volte capita, a coloro che amano profondamente il Cinema, di assistere ad un esordio folgorante. E' ciò che è capitato a me, in una piccola sala dessè come non se ne trovano più, assistendo alla visione di "Asingle man" gioello d'esordio dello stilista Tom Ford. Storia di un uomo che, non riuscendo a superare la morte del compagno, affronta il suo (forse) ultimo giorno di vita in una "piccola" America degli anni '60, impreganta di paure comuniste, diversità, solitudine (la figura della sempre splendida Julianne Moore) e piccole menti incapaci di evolvere veramente. Un evoluzione negata ben verificabile nella farfalla "sbriciolata" dalle mani ingenui e crudeli della bambina vicina di casa. Nel film di Tom Ford tutti sono cristallizzati nei loro corpi urlanti un dolore che difficilmente esploderà. Assurdamente criticato come film esteticamente freddo al punto di soffocare le emozione, è in realtà un opera altamente studiata e capace di analizzare e far uscire sentimenti che il cinema ogni tanto dovrebbe esprimere. La cura delle immagini, l'attenzione dei particolari, i corpi perfetti e così vicini al corruttibile rappresentano perfettamente un' America dell'apparenza ma profondamente in crisi. Tale perfezione combacia perfettamente con il dramma vissuto dal protagonista, splendidamente interpretato da un Colin Firth da Oscar. Un personaggio ingabbiato in una perfetta apparenza carica di un dolore che non trova sbocchi se non, raro in un film, nella comprensione che la vita per quanto orribile deve esser vissuta per tutti quegli indimenticabili piccoli attimi di luce. E non è un caso che il film si apra e si chiuda in un bacio avvolto in una luce intensa, capace di contrastare la freddezza calore del dolore. Complimenti a Tom Ford, capace di raccontare un'intesa storia di consapevolezza con un rigore visivo impeccabile in quest tempi di immagini confuse (il cinema è rigore, Kubrick docet!). Grazi a Colin Firth per aver mostrato il dolore di una perdita e la rinascita che ogni uomo può assaporare.

P.S. :  un pensiero mi assilla dall'uscita del cinema. La pellicola a sfondo omosessuale ci avrebbe colpito altrettanto se fosse stata la storia di un uomo che non superava la perdita di una donna; probabilmente no. Questo significa che abbiamo ancora bisogno di parlare di certi temi.......anni 2000 non equivalgono necessariamente ad accettazione e civiltà!

Alberto Luschi

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