sabato 13 marzo 2010

Si può fare

di Alberto Luschi

Scheda
regia di Giulio Manfredonia
sceneggiatura di Fabio Bonifacci e Giulio Manfredonia

cast
Claudio Bisio ... Nello
Anita Caprioli ... Sara
Giuseppe Battiston ... Dottor Federico Furlan
Giorgio Colangeli ... Dottor Del Vecchio
Andrea Bosca ... Gigio
Giovanni Calcagno ... Luca
Michele De Virgilio ... Niki
Carlo Giuseppe Gabardini ... Goffredo
Andrea Gattinoni ... Roby
Natascia Macchniz ... Luisa

musiche di Aldo e Pivio De Scalzi
fotografia di Roberto Forza
montaggio di Cecilia Zanuso
casting di Mirta Guarnaschelli
scenografia di Marco Belluzzi
costumi di Maurizio Millenotti

durata 111 min.
produzione Italia 2008
distribuzione Warner Bros Italia
data di uscita venerdì 31 ottobre 2008

Trama
Non va mai svelata

Recensione
Capita raramente negli ultimi anni di poter vedere un film italiano che vada oltre i soliti temi, le solite storie di mafia e sociologia spicciola; capita raramente se non con i soliti grandi nomi che, fortunatamente, quest'anno ci hanno regalato grandi emozioni ( si veda i vari Tornatore, Virzì e Rubini). Ancor più raro, in questo cinema italiano di commediole sceme simil gerazionali, trovare un regista non molto noto in grado di raccontare una storia piccola e così grande al tempo stesso: "Si può fare", per la regia precisa e delicata di Giulio Manfredonia, è uno di questi rari esempi. Storia di un sindacalista icompreso incaricato di dirigere una cooperativa sociale di persone uscite dai manicomi grazie alla legge Basaglia, il film racconta un'Italia dei primi anni '80 dal punto di vista dei suoi "figli" più emarginati.
Interpretato da un grandissimo Claudio Bisio, abile nell'amalgamare sfumature drammatiche e pù leggere, coaudiovato da un cast di "matti" così eccelso da ricordare "Qualcuno volò sul nido del cuculo", la pellicola si dipana tra i drammi e le crescite di un gruppo di disperati lasciati a loro stessi e a medicine anestetizzanti, salvati solo dalla carica ottimistica di questo sindacalista che vede in loro principalmennte uomini e donne lavoratori. L'antica rifelssione è matto colui che è considerato tale dalla società normale o è il contrario, viene aggirata intelligentemente per focalizzare l'attenzione sui sentimenti di persone che hanno sofferto e nascondono doti nascoste: i matti nel film non sbagliano ad incollare i francoboli, ma creano disegni nascosti col muovere in sequenza le buste (lo stesso principio del cinema, fotogramma dopo fotogramma). Restiamo affascinati dal film di Manfredonia nel veder esaltato il lavoro come forma di dignità umana: la busta paga non sono solo soldi, sono la possibiltà di ricrearsi una vita autonoma. Geniale la capacità del personaggio di Bisio nell'esaltare le qualità nascoste di "folli" che cercano solo un contatto umano (non siamo tutti un pò folli?): così dagli scarti di parquet nascono forme e immagini originali, proprio come tutti quei personaggi silnziosi ma colmi di cose da dire ( bellissimo il personaggio del matto che non dice mai niente ma esprime tutto con lo sguardo).
In una storia di drammi e sorrisi, di crescite interiori e consapevolezze sociali, osserviamo un' Italia fatta di gente confusa (non solo i matti, memorabile l'inizio con Bisio non compreso da chiunque) ma pronta a rialzare la testa se gliene viene data la possibilità, soprattutto attraveso il calore umano ed il lavoro.
Di questi film vorremmo vederne di più, vorremmo vederne una maggior produzione ed una miglior distribuzione. Consiglio, a chiunque ami il cinema della riflessione, di non perdersi questo gioiello. Il cinema italiano può ancora essere salvato se in giro ci sono artisti come Manfredonia e Bisio pronti a credere in storie di eomozioni vere...per dirla come loro, "si può fare".
Alberto Luschi

Trailer


Links
pagina database internazionale www.imdb.com
pagina database italiano www.mymovies.it

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