lunedì 1 marzo 2010

A Serious Man

Trama: NON VA MAI SVELATA





Per molti amanti del cinema - rispetto ai lavori dei fratelli Coen - vale la regola del "i loro film li ami o li odi". Senz'altro "A Serious Man" non rientra nella prima categoria, tanto che la parte migliore del film è il prologo della storia, apparentemente estraneo, che fa riferimento a favole ebraiche legate alla maledizione degli spiriti.


La storia si concentra poi sul protagonista - un Fantozzi anni '60 che fa riflettere ma senz'altro fa fare molte meno risate - che da un giorno all'altro vede cadere addosso quel mondo che con tanta fatica si era creato.


L'atmosfera surreale e grottesca sviluppata egregiamente dai registi in passato (ad esempio Burn After Reading) stavolta sembra dare l'impressione di un'opera incompiuta, non ben sviluppata.


"A serious man" narra una storia che termina dove altri film hanno invece il loro punto centrale. Non sembra trasmettere alcun apparente significato, non c'è nessuna catarsi. Come dice uno dei rabbini, a cui lo sfigato protagonista chiede consiglio per cercare conforto, "non sempre tutto deve avere un significato". Di fatto "A serious man" non spiega nulla, almeno non in modo tradizionale.


Il fim è una sorta di commedia-non-commedia. Non si ride, a meno che non ci si sforzi di farlo, ma tutti i personaggi navigano in una zona grigia tra il grottesco e il dramma più puro.


Osservi le vicissitudini del protagonosta, un vero "uomo che non c'è", che subisce qualsiasi situazione senza mai dar niente di sè, senza minimanente reagire. Covi dentro di te la speranza che possa avere una reazione che pero' non arriva e che porta lo spettatore a rimanere seduto in poltrona...solo per capire bene il messaggio che si vuole lasciare.



Di positivo - come per gli altri film dei Coen - sono da notare la capacità di dar importanza ai ruoli minori (memorabili le figure dei rabbini), il tenere sulle spine giocando con una conclusione continuamente rimandata, l'attenzione ai piccoli particolari e tutte quelle scene allo stesso tempo ironiche e oppressive, come l'inseguimento del ragazzo che vuole indietro i suoi soldi.



In ogni caso risulta essere un film non all'altezza delle aspettative.

Daniele Mainardi

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