martedì 23 marzo 2010

Mine Vaganti

di Alberto Luschi


Scheda
Regia di Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura di Ferzan Ozpetek e Ivan Cotroneo

Cast
Riccardo Scamarcio ... Tommaso
Nicole Grimaudo ... Alba
Alessandro Preziosi ... Antonio
Lunetta Savino ... Stefania
Ennio Fantastichini ... Vincenzo
Elena Sofia Ricci ... Luciana
Ilaria Occhini ... La nonna
Bianca Nappi ... Elena
Daniele Pecci ... Andrea

Musiche originali di Pasquale Catalano
Fotografia di Maurizio Calvesi
Montaggio di Patrizio Marone
Scenografie di Andrea Crisanti
Costumi di Alessandro Lai

Trama
Non va mai svelata.

Recensione
Nella moltitudine dei film presenti in sala in questo inizio del 2010 consiglio vivamente a chi ci segue di non perdere assolutamente "Mine Vaganti", l'ultimo intenso film Ferzan Ozpetek. Amo ad intermittenza le opere di questo regista, certamente non per le sue evidenti capacità tecniche e di direttore di attori, ma principalmente per la ripetitività di certe tematiche. Questa volta Ozpetek si supera e ci rapisce con un film dolceamaro: la tematica omosessuale viene superata brillantemente e liberata dalle classiche visioni dei "diversi" che annaspano in un mondo che non gli capisce e vuole, ma anzi ci dona spesso una viosione di una famiglia che s'incrina, si scontra e si abbraccia in conflitti reali con allontanamenti / avvicinamente mai del tutto consolatori o artificiosamente crudeli per generare lacrime a comando. In un film dove una famiglia scopre di avere un figlio omosessuale, i personaggi sono figure vere e semplici che ci somigliano molto da vicino. Sono uomini e donne che esprimono pensieri veri senza filtri buonisti. Legata dal filo conduttore di una donna che per tutta la vita a vissuto una vita imposta da una mentalità antica, la trama si snoda tra personaggi costantemente in crisi, perennemente messi a confronto con una realtà fragile pronta a sgretolarsi continuamente. Ed è qui che Ozpetek mostra il suo talento, portando le sue maschere costantemente sul baratro senza mai farli cadere del tutto grazie al conflitto e il bisogno di comunicare con gli altri: non è ciò che tutti viviamo giorno dopo giorno?
Un cast perfetto fatto di attori di prima grandezza, tra cui spiccano uno Scamarcio maturo e intensissimo, un Ennio Fantastichini superbo (guardatevi la scena del bar dove piange e ride al contempo) ed un Alessandro Preziosi da David di Donatello, ci porta a confrontarci con grandi temi con la leggerezza di chi ha capito che per comprendere drammi e presunte diversità bisogna innazitutto saper sdrammatizare.
E tutti si dibattono, si dimenano in affanni ma riescono sempre ad accennare un sorriso e trovare la via del superamento delle paure anche attraverso la splendida figura della nonna, in realtà il personaggio più moderno intrappolata una vita intera in una vita non voluta fino al riscatto a favore della famiglia: la mina vagante che riunirà adri e figli !
Chi ancora deve vedere il film non legga questo commento finale, non evitabile poichè importantissimo: vorrei sottolineare il colpo di genio della sceneggiatura, il messaggio intrinseco del film fatto filtrare al pubblico con leggerezza e sottigliezza: il personaggio di Scamarcio, prima di un finale commovente e toccante (similare per analogie al film "L'uomo nero" di Rubini), afferma la propria identità nei confronti della famiglia nel desiderio di divenire scrittore, senza rivelare la propria identità sessuale. E'qui che dovremmo concentrare le nostre menti per espanderle nella vita reale: non importano le inclinazioni sessuali che ci contraddistinguono, ma ciò che decidiamo di essere per affermare la nostra anima nel mondo. Complimenti Ozpetek, grazie di farci tornare alla realtà più leggeri e consapevoli: pochi film riescono in questa grande impresa !
Alberto Luschi

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