martedì 16 marzo 2010

Bastardi senza gloria

di Daniele Mainardi

Scheda
Regia di Quentin Tarantino
Sceneggiatura di Quentin Tarantino
Cast
Brad Pitt ... Lt. Aldo Raine
Mélanie Laurent ... Shosanna Dreyfus
Christoph Waltz ... Col. Hans Landa
Eli Roth ... Sgt. Donny Donowitz
Michael Fassbender ... Lt. Archie Hicox
Diane Kruger ... Bridget von Hammersmark
Produttore esecutivo Lloyd Phillips, Erica Steinberg, Bob Weinstein,
Harvey Weinstein
Prodotto da Lawrence Bender
Fotografia di Robert Richardson (direttore della fotografia)
Montaggio di Sally Menke
Scenografie di David Wasco
Arredatore Sandy Reynolds-Wasco
Costumi di Anna B. Sheppard
Titolo originale Inglourious Basterds
Durata 153 min.
Nazionalità USA, Germania
Colore Colore
Aspect Ratio 2:40
Sonoro SDDS, Dolby Digital, DTS
Ratings USA:R, Italia:VM14

Recensione
Tarantino colpisce ancora. Già, anche stavolta il regista italo-americano riesce a partorire un ottimo film - figlio della sua passione per i film di genere - nel quale riscrive completamente la storia sulla fine della II Guerra Mondiale. Tranquilli però, perchè non è (solo) un film di guerra, ma piuttosto una storia di storie che quasi rimanda ad una piece teatrale (divisa in 5 capitoli) in cui tratta di battaglie, vendette, inganni e altro ancora. Era dai tempi di Pulp Fiction (ormai erano passati 15 anni) che Tarantino non si dilettava in un film corale, raccontando una storia così intricata con una moltitudine di personaggi che vengono descritti nei 5 capitoli di cui si compone la pellicola, e che vengono fatti incontrare solo nel deflagrante finale. A proposito del cast, bravissimo Brad Pitt - qui più attore e meno sex symbol - che impersonifica un tenente USA al comando di una squadra di soldati ebrei con il compito di sterminare tutti i nazisti che incontrano, prendendo loro lo scalpo come "premio" di guerra. Monumentale poi la prova del semi-sconosciuto Christoph Waltz, fresco premio Oscar, qua nel ruolo del colonnello SS Landa, il perfido "cacciatore di ebrei.
In verità però il vero protagonosta è il cinema. Tutta la storia, fasulla ma realistica, mostra con raffinatezza l'amore del regista per la settima arte. Da notare come il film, pur essendo ambientato in tempo di guerra, mette in secondo piano l'azione, per poter dar risalto ai dialoghi (marchio di fabbrica di Tarantino) e all'alternanza tra lingue diverse, che danno vita ad un fantastico gioco di inganni e smascheramenti che mantengono alta la tensione dello spettatore. Bellissime in particolar modo la scena iniziale tra Landa e un pastore francesce e quella dell'incontro al bar con la spia tedesca, interpretata abilmente da Diane Kruger.
Il cinema quindi viene in questo senso elevato, col regista che utilizza questo suo amore costruendo attorno a questo tema un film di guerra che guarda caso si conclude in un cinema, ambientazione ideale per la scena finale in cui i vari personaggi convergono, e dove i buoni cercano di portare a termine la loro missione utilizzando come arma finale la stessa pellicola.
Senz'altro è il lavoro più personale del regista, che lui stesso, attraverso il personaggio di Pitt, alla fine definisce "il mio più grande capolavoro". Forse non lo sarà - d'altra parte è d'obbligo fare sempre i conti con l'opera d'arte di Pulp Fiction - ma senz'altro lo è per Tarantino, che continua a credere e ci fa credere che il cinema possa trionfare su ogni cosa e ci permetta di realizzare i propri sogni, in cui i cattivi muoiono sempre e gli eroi trionfano.
Daniele Mainardi

Trailer

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