sabato 6 marzo 2010

IL FIGLIO PIU' PICCOLO


IL FIGLIO PIU' PICCOLO

regia:  PUPI AVATI

anno:  2009

TRAMA: NON VA MAI SVELATA

RECENSIONE:

Confesso di non essere un grande fan di Pupi Avati, perciò sono andato a vedere "Il figlio più piccolo" con dubbio e diffidenza: niente di più errato. Il nuovo film del regista bolognese è un'opera sincera sull'Italia dei furbetti di oggi, con inaspettati risvolti emozionali. Cinema italiano come non se ne vedeva da un pò, forse perchè da troppi anni cinema italiano è sinonimo di pellicole già viste su mafia e drammi non in linea con la vera realtà di tutti i giorni. Purtoppo, in una sala Medusa di venerdì sera, erava solo in undici su oltre duecento posti: ho finalmente ascoltato un film senza beceri intorno, ma me ne dispiaccio poichè questo film vale veramente una visione anche per il valore sociale. Storia di un padre assente ed arrivista che nel momento di crisi societario, coaudiovato dal consigliere truffaore (un magnifico e diabolicamente normale Luca Zingaretti), decide di passare tutti  guai all'erede dimenticato, l'ingenuo figlio più piccolo studente scarso di cinema.

                                         


Con un Christian De Sica immenso e degno di un David di Donatello, misero padre furbetto, una Laura Morante musa della recitazione ed un esordiente Nicola Nocella; avati ci descrive un'Italia volgare già vista altre volte ma da una nuova angolazione: dall'interno di una società di truffatori. Un Italia di piccoli uomini, un'Italia di meccanismi squallidi capaci di divorare e tradire la fiducia dei propri figli, lasciando loro solo debiti ed angosce. Il cinema sognato dal "figlio più piccolo" (cinema trash!) non basterà a salvarlo da una condizione sociale che non migliorerà mai. Tutti, sognando una gloria fatta di società di comodo, torneranno ad essere piccole genti nel traffico della città. Un Italia fatta di uomini illusi d esser arrivati, ma destinati a spegnersi su di un terrazzo di un anonimo palazzo di quartiere. Avati questa colpisce al cuore, se potete restituitegli il favore: non perdete un racconto sincero di un Italia che tutti fcciamo finta di non vedere.


 
Alberto Luschi




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