martedì 2 marzo 2010

Gran Torino

di Daniele MainardiScheda
regia di Clint Eastwood
sceneggiatura di Nick Schenk
soggetto di Dave Johannson e Nick Schenk

cast
Clint Eastwood ... Walt Kowalski
Christopher Carley ... Father Janovich
Bee Vang ... Thao Vang Lor
Ahney Her ... Sue Lor
Brian Haley ... Mitch Kowalski
John Carroll Lynch ... Barber Martin

musica di Kyle Eastwood e Michael Stevens
fotografia di Tom Stern
montaggio di Joel Cox e Gary Roach
casting di Ellen Chenoweth
scenografia di James J. Murakami e Gary Fettis
direzione artistica di John Warnke
costumi di Deborah Hopper

titolo originale Gran Torino
durata 116 min.
produzione USA 2008
distribuzione Warner Bros Italia

Recensione
Ogni volta che guardo un nuovo film di Clint Eastwood sono sempre un pò perplesso, perchè per il calcolo delle probabilità non può sempre fare dei capolavori. Ogni volta però vengo immancabilmente contraddetto.
Gran Torino è un film che trascende da qualsiasi etichetta: è allo stesso tempo drammatico e storico e colpisce per la facilità con cui il regista si confronta col tema della vita e della morte, che descrive uno spaccato dell'America multirazziale del nuovo millennio, dando degli spunti riflessivi importanti che ci permettano di capire meglio la strada da percorrere nella vita: mettere da parte diffidenze e differenze, lasciar spazio alle nuove generazioni insegnando loro come comportarsi correttamente, valutando bene in ogni momento quando è l'ora di agire e quando invece farsi da parte.
Il film non ha bisogno di effetti speciali o particolari vezzi narrativi per stupire e trascinare lo spettatore per quasi due ore, ci riesce e basta. E molto è dovuto alla capacità del regista-attore (non lo si vedeva da Million Dollar Baby e francamente ci mancava un sacco) di mostrare le due facce opposte dell'America all’interno di un unico personaggio, allo stesso tempo burbero e riflessivo.
Osservando l’evoluzione e il riscatto del protagonista (che si chiama non a caso Kowalski, lo stesso di Brando in "Un tram chiamato desiderio") e delle persone che gli ruotano attorno, è possibile capire molte cose su noi stessi, sulle contraddizioni e i pregiudizi che dominano la nostra vita.
Fantastica poi la similitudine della storia tra il protagonista, pensionato vedovo e scorbutico, e l'auto che dà il titolo al film: entrambi vivono in una forzata solitudine, fatta di pessimi rapporti con i figli, litigi con i vicini, tentati furti.
Uno dei maggiori punti di forza del film è poi il modo in cui viene trattato il tema dell’amicizia, da quella tra Clint e il giovane Hmong cui fa da mentore, a quella col barbiere italo-americano (favolosa la scena a tre nel negozio del barbiere), fino a quella con il giovane prete, che condensa in sè la semplicità e onestà dei principali interrogativi sulla vita e sulla morte, su ciò che rende una vita degna di essere vissuta e sul ruolo che la religione ha in tutto questo.

Certo, i più critici potranno avere qualcosa da ridire sulla varietà di espressioni facciali dell'attore - praticamente la stessa maschera riproposta per tutto il film - o il fatto che alcune scene sono un pò forzate - soprattutto quelle con scontri fisici.
Ma la cosa importante è un'altra: Gran Torino è un capolavoro perchè va dritto al cuore dello spettatore mostrando con semplicità la vita dell'essere umano che ha fatto dell'odio dai diversi da sè (i cosiddetti "topi di fogna") la sua ragione di vita e che, proprio quando si ritrova da solo, è in grado di redimersi facendo un passo verso l'Altro.

Daniele Mainardi

Trailer

Links
sito ufficiale
http://www.thegrantorino.com/
pagina database internazionale
http://www.imdb.com/title/tt1205489/
pagina database italiano
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=57476

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